{"id":10257,"date":"2015-06-18T16:35:24","date_gmt":"2015-06-18T16:35:24","guid":{"rendered":"https:\/\/www.mlnv.org\/main_gov\/?p=10257"},"modified":"2015-06-18T16:35:24","modified_gmt":"2015-06-18T16:35:24","slug":"satyagraha-ovvero-fermezza-in-una-buona-causa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.mlnv.org\/main_gov\/satyagraha-ovvero-fermezza-in-una-buona-causa\/","title":{"rendered":"SATYAGRAHA OVVERO &#8220;FERMEZZA IN UNA BUONA CAUSA&#8221;."},"content":{"rendered":"<div>\n\t<span style=\"font-size:16px;\"><span style=\"font-family: arial,helvetica,sans-serif;\">Durante la prima campagna che ebbe inizio in Sudafrica l&#39;11 settembre 1906, la stampa internazionale, ma anche lo stesso Gandhi, solevano indicare le azioni e lotte organizzate da Gandhi coi termini &#39;resistenza passiva&#39; o &quot;disobbedienza civile&quot;.<br \/>\n\tGandhi, nel corso del 1907, avvi&ograve; una riflessione volta a discutere criticamente l&#39;uso di questi termini.<br \/>\n\tSolo alcuni anni dopo (attorno al 1913) Gandhi inizi&ograve; a rifarsi al termine &quot;ahimsa&quot; = nonviolenza \/ innocenza (letteralmente: &quot;assenza della volont&agrave; di nuocere&quot;).<br \/>\n\tPeraltro Gandhi stesso diverr&agrave; consapevole assai presto che l&#39;ahimsa &egrave; da intendersi in senso positivo, e non semplicemente negativo, come pura &quot;assenza di violenza&quot;.Ahimsa significa l&#39;appello ad una &quot;forza altra&quot;, distinta dalla violenza e ad essa opposta, e la definir&agrave; &quot;forza che d&agrave; vita&quot;.<\/span><br \/>\n\t<span style=\"font-family: arial,helvetica,sans-serif;\">Cos&igrave; Gandhi il 18 dicembre 1907 indisse, dalle colonne del settimanale degli indiani del Sudafrica &quot;Indian Opinion&quot;, un concorso per trovare un nome pi&ugrave; appropriato e che sapesse cogliere a pieno lo spirito del metodo.<br \/>\n\tLa proposta vincente fu suggerita da shri Maganlal Gandhi: sadagraha, cio&egrave; &ldquo;fermezza in una buona causa&rdquo;.<br \/>\n\tA Gandhi la parola piacque, ma &ndash; dice lui stesso nella sua autobiografia &ndash; &ldquo;affinch&eacute; fosse pi&ugrave; comprensibile io poi la cambiai in satyagraha, che da allora in poi &egrave; diventata comune in lingua gujarati per definire la nostra lotta&rdquo;.<br \/>\n\tIl 10 gennaio 1908 Indian Opinion pubblica per la prima volta la parola Satyagraha, che da allora divenne il nome ufficiale del movimento e del metodo di lotta promosso da M. K. Gandhi: la forza che nasce dalla verit&agrave; e dall&rsquo;amore.<br \/>\n\tIl satyagrahi (colui che pratica il satyagraha) aderisce a undici principi che osserva in spirito di umilt&agrave;: non violenza, verit&agrave;, non rubare, castit&agrave;, rinuncia ai beni materiali, lavoro manuale, moderazione nel mangiare e nel bere, impavidit&agrave;, rispetto per tutte le religioni, swadeshi (uso dei prodotti fatti a mano), sradicamento dell&#39;intoccabilit&agrave;.<br \/>\n\tIl satyagraha pu&ograve; anche essere definito una forma di lotta politica e sociale (per Gandhi vi &egrave; una forte identit&agrave; tra i due termini), dotata della massima efficacia se utilizzata per fini nobili e degni; risulta, invece, inutile o dannosa per chi lo pratica per egoismo o brama.<br \/>\n\tNel pensiero satyagraha vi &egrave; identit&agrave; tra fine e mezzo, a dispetto di ogni concezione &quot;machiavelliana&quot;: per raggiungere una meta giusta l&#39;unico modo &egrave; quello di usare metodi pacifici e nonviolenti, con amore verso il &quot;nemico&quot; contro cui &egrave; diretto.<br \/>\n\tEsso distingue il peccato dal peccatore e, mentre verso il primo si scaglia con tutta la sua forza, verso il secondo si comporta fraternamente: il suo obiettivo non &egrave; la distruzione dell&#39;avversario, ma la sua convinzione (con-vincere, vincere con), e la pacifica convivenza di entrambi.<br \/>\n\tChi pratica il Satyagraha intende dare forza all&#39;avversario che usando motodi violenti &egrave; in realt&agrave; debole e per questo necessita della forza spirituale che si sprigiona durante un&#39;azione nonviolenta.<br \/>\n\tNel satyagraha vi &egrave; una forte tensione morale: i valori sono una componente fondamentale del pensiero e dell&#39;azione, in ogni campo (sociale, politico, religioso, economico, culturale, ecc.).<br \/>\n\tIl satyagraha &egrave; anche il servizio dell&#39;altro: nella disputa &egrave; c&ograve;mpito del satyagrahi mostrare la via giusta, aderirvi e accettare a cuor sereno tutte le conseguenze.<br \/>\n\tLa disobbedienza civile potrebbe rendere necessario infrangere una legge ingiusta: in tal caso il cittadino, rispettoso di tutte le altre leggi, moderato dall&#39;auto-disciplina, obbedir&agrave; alla superiore legge morale e trasgredir&agrave; quella dello stato accettando senza rimorso la pena corrispondente.<br \/>\n\tIl fondamento di ci&ograve; &egrave; la superiorit&agrave; della purezza dello spirito (derivante dall&#39;obbedienza alla legge morale) rispetto alla sofferenza del corpo che potrebbe essere causata dal danno economico ricevuto o dalla permanenza in prigione.<br \/>\n\tNel concreto il satyagraha si traduce in molteplici forme, alcune delle quali storicamente sperimentate, altre sono ancora da ideare.<br \/>\n\tEsse sono: la non collaborazione nonviolenta, il boicottaggio, la disobbedienza civile, l&#39;obiezione di coscienza alle spese militari, l&#39;azione diretta nonviolenta, il digiuno, ecc., nonch&eacute;, in termini pi&ugrave; generali, il pacifismo.<\/span><br \/>\n\t<span style=\"font-family: arial,helvetica,sans-serif;\">In India si ricorda la storica marcia del sale del 1930.<\/span><br \/>\n\t<span style=\"font-family: arial,helvetica,sans-serif;\">Il governo inglese aveva imposto una tassa sul sale che, essendo questo una materia prima di fondamentale importanza, andava a colpire pesantemente tutta la popolazione indiana con particolare danno dei pi&ugrave; poveri.<br \/>\n\tGandhi e i suoi collaboratori (o meglio amici, compagni, familiari) partirono dalla loro fattoria che erano in 78: i loro nomi vennero pubblicati sui giornali perch&eacute; la polizia ne fosse informata.<br \/>\n\tPercorsero a piedi le duecento miglia che separano Ahmedabad da Dandi, nello stato del Gujarat, marciando per 24 giorni, e quando arrivarono alle saline erano diverse migliaia.<br \/>\n\tAlla fine il Mahatma raccolse un pugno di sale.<br \/>\n\tDisarmati, ordinatamente e col sorriso sulle labbra, i manifestanti andavano incontro alla polizia, sul luogo per sedare la rivolta.<br \/>\n\tNonostante i duri colpi di sfollagente, i numerosi feriti e la violenza delle autorit&agrave;, i cittadini continuavano ad avanzare silenziosi, a subire il trattamento senza reagire in alcun modo, senza neanche difendersi.<br \/>\n\tDopo un po&#39; la polizia si arrese di fronte ad una fiumana di gente che continuava ad avanzare senza paura.<br \/>\n\tFu lo stesso comandante ad ammettere, a posteriori, il senso di impotenza di fronte a quella moltitudine, che coglieva impreparati gli agenti generalmente avvezzi a ben altro tipo di proteste popolari.<\/span><br \/>\n\t<span style=\"font-family: arial,helvetica,sans-serif;\">Martin Luther King pratic&ograve; il satyagraha ispirandosi direttamente alle gesta nonviolente di Ges&ugrave; e di Gandhi.<br \/>\n\tNegli Stati Uniti d&#39;America del Sud organizz&ograve; un boicottaggio agli autobus, poich&eacute; vigevano delle norme che imponevano discriminazioni razziali nei posti a sedere.<br \/>\n\tAltri esempi di Martin Luther King sono la marcia su Washington per la conquista dei diritti civili e i numerosi sit-in.<\/span><\/span>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Durante la prima campagna che ebbe inizio in Sudafrica l&#39;11 settembre 1906, la stampa internazionale, ma anche lo stesso Gandhi, solevano indicare le azioni e lotte organizzate da Gandhi coi termini &#39;resistenza passiva&#39; o &quot;disobbedienza civile&quot;. 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